Being a home with tiny wooden window.

“Come vorrei raccogliere le vostre case nella mia mano, e come il seminatore sparpagliarle nelle foreste e sui prati.

Potessero le valli essere le vostre strade, e i verdi sentieri i vostri vicoli, così da accogliervi l’un l’altro tra i vigneti con il profumo della terra negli abiti.”

Questa frase mi ha fatto tantissimo pensare a quei paesini di montagna che mi è capitato di osservare incantata dall’autostrada. La loro forma è un tacito accordo con la natura, è il frutto dell’equilibrio dinamico con il suolo, le acque, gli alberi. E ho sempre fantasticato sull’origine: se avessi un minimo di competenza in ambito grafico vi proporrei pure l’immagine che mi viene sempre in mente mentre li guardo. Ci proverò. Ce n’è uno in particolare sulla Avezzano-Pescara. Si trova proprio sul punto di incontro di due mezzi crinali. Inizia da lì con una punta, sarà la chiesa, il comune, o una cosa qualunque favorita dalla prospettiva. E poi man mano, queste casette di pietra, mattoni o altri materiali dall’aspetto rassicurante si allargano e adagiano sui piedi delle due alture. Proprio come il flusso pacato di un rubinetto aperto a metà. Abbastanza vicine da sentire il calore degli umani che le abitano, lontane per ritagliare in piccoli frammenti ordinati il pezzo di paradiso che si riproduce e vibra di vitalità intorno.

 

 

 

 


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